Lo ZEN e l'arte di non cadere dalla motocicletta
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Lo ZEN e l'arte di non cadere dalla motocicletta
Non me ne voglia Pirsig. La tentazione di parafrasare il suo titolo è stata troppo forte e forse nemmeno ingiustificata. Ecco la storia.
Sabato mattina riesco ad infilare nuovamente la tuta di pelle per una sgroppatina in sella alla mia favolosa Hornet a scacchi gialli. E’ dal raduno di settembre che non faccio una girata come si deve e non indosso l’armatura completa del guerriero con velleità di “dagliene” almeno un pochino. Sono consapevole della mia ruggine e dell’essere cancello inside, quindi prendo tutto con molta calma e rilassatezza, affrontando i primi km di curve in scioltezza, senza vera cattiveria, lasciando scorrere la moto e toccando appena il freno. Mi diverto. Passano curve e tornati, qualche km di asfalto, riesco a sciogliermi un po’, ritrovando la posizione in sella e lo sguardo sull’uscita curva.
Gironzolo avanti ed indietro sul pezzo di strada che conosco, salutando i motoclisti che incontro ed accennando le prime pieghe dopo tanti mesi di inattività. Nell’andi rivieni, trovo un gruppone di motociclisti tutti bardati ed uno di loro si sbraccia vistosamente. Mi fermo e riconosco subito Andrea (Do you remember Mocassino Scintillante?) così mi fermo,ci salutiamo al volo, lo avviso che la riga di mezzeria è fresca e molto scivolosa e mi accodo al gruppone che sta ripartendo per Castagneto C.cci, così faccio un po’ di strada con le lepri davanti. Con mio stupore tengo il ritmo facilmente, senza nessun affanno, sentendomi rinfrancato dalla forma che credevo di aver perso.
Così, giunti a Castagneto, invece di proseguire con loro per il diretto ritorno a casa, inverto la marcia e mi fiondo nuovamente nel motodromo, forte della forma motociclsitica ritrovata e delle Rennsport che fanno il loro mestiere. Affronto i primi tornantini con grazia e decisione, aprendo il gas e godendo del ritrovato rombo del motore. Do ancora più gas perché mi sento in forma. Questo è stato il mio primo errore. Arrivo ad un tornantino stretto, stacco, imposto la traiettoria, le gomme tengono come colla, battezzo male la curva a sinistra e la stringo troppo. Questo è stato il mio secondo errore. Inconsapevole della posizione in cui mi trovavo, ma illuso dalla quantità di strada a mia disposizione, apro forte il gas... questo è stato il mio terzo errore...
La ruota posteriore girava proprio sulla riga bianca di mezzeria e parte via come si fosse trovata sul sapone. La moto scivola, intraversandosi perpendicolarmente al senso di marcia, sdraiandosi come nelle migliori tradizioni motociclistiche. In quella frazione di secondo spero che nessuno giunga nel lato opposto, mi domando se riuscirò ad evitare l’impatto con il guard rail, mi chiedo quale parte della moto stia grattando sull’asfalto e chi sia l’imbecille che utilizza vernici segnaletiche così scivolose... il tutto condito da preghiere ed imprecazioni come colonna sonora.
Chi afferma che il cervello riesca a pensare ad una sola cosa per volta evidentemente non è un motociclista...
Con notevole difficoltà, ma prontezza, riesco a chiudere il gas aprendo la mano destra e forzando sul manubrio con il palmo. Il mio primo merito. Con uno sforzo muscolare notevole, contrasto la totale chiusura dello sterzo e faccio leva con l’anca per risollevare il baricentro della moto. La frequentazione della palestra di questi mesi ha fatto il suo dovere. Il mio secondo merito. Il cavallo di metallo che porto sotto il sedere si chiama Hornet: è un progetto vecchio, una moto per principianti, per molti troppo mollona, fatta più per le fighette che per i veri centauri (affermano alcuni). La sua proprietà è il mio terzo e più importante merito.
Il seicentino blu a scacchi gialli risponde bene alla mia disperazione e si rimette dritta in equilibrio, mi evita misericordiosamente la caduta, dondolando un poco per assorbire lo choc, ma riassettandosi immediatamente per permettermi di affrontare il tornante successivo. Chiudo il gas e procedo verso casa in tranquillità, ancora intero e comodamente seduto su un sellino fatto di cacca.
Che c’entra lo Zen? Nella sua completa accezione forse poco, ma se lo si interpreta come coscienza di se stessi e delle proprie possibilità, secondo me molto. Meditare sulle proprie qualità, sui pregi e soprattutto sui difetti, può condurre alla consapevolezza sulle conseguenze delle proprie azioni. Riflettere sulle molteplici possibilità e relative modalità valide a contrastarle (se si parla di possibilità negative) o ad incrementarle (possibilità virtuose), può fornire gli appigli necessari a superare indenni le insidie “sempre presenti” sul proprio cammino. Riducendo tutto alla più banale vita motociclistica, avere consapevolezza della propria forma fisica, del proprio stato mentale, della manutenzione del proprio mezzo e delle insidie ambientali, può condurre l’aspirante pilota a ridimensionare le proprie velleità, togliendo dal piatto della bilancia la propria salute per sostituirla con la semplice benzina consumata.
Forse ho evitato la caduta solo perché ai tre errori commessi ho opposto sulla bilancia tre meriti, più pesanti, che hanno fatto pendere l’ago dalla mia parte, ma avere un margine così ristretto – tre errori contro tre meriti – non sempre può portare alla positività dell’esito.
Meglio tenere sul piatto sempre qualche riserva di peso in più, che faccia pendere l’ago decisamente verso la salute, piuttosto che lasciare la bilancia in precario equilibrio e far decidere le nostre sorti solo al caso.
State sempre molto attenti!
Sabato mattina riesco ad infilare nuovamente la tuta di pelle per una sgroppatina in sella alla mia favolosa Hornet a scacchi gialli. E’ dal raduno di settembre che non faccio una girata come si deve e non indosso l’armatura completa del guerriero con velleità di “dagliene” almeno un pochino. Sono consapevole della mia ruggine e dell’essere cancello inside, quindi prendo tutto con molta calma e rilassatezza, affrontando i primi km di curve in scioltezza, senza vera cattiveria, lasciando scorrere la moto e toccando appena il freno. Mi diverto. Passano curve e tornati, qualche km di asfalto, riesco a sciogliermi un po’, ritrovando la posizione in sella e lo sguardo sull’uscita curva.
Gironzolo avanti ed indietro sul pezzo di strada che conosco, salutando i motoclisti che incontro ed accennando le prime pieghe dopo tanti mesi di inattività. Nell’andi rivieni, trovo un gruppone di motociclisti tutti bardati ed uno di loro si sbraccia vistosamente. Mi fermo e riconosco subito Andrea (Do you remember Mocassino Scintillante?) così mi fermo,ci salutiamo al volo, lo avviso che la riga di mezzeria è fresca e molto scivolosa e mi accodo al gruppone che sta ripartendo per Castagneto C.cci, così faccio un po’ di strada con le lepri davanti. Con mio stupore tengo il ritmo facilmente, senza nessun affanno, sentendomi rinfrancato dalla forma che credevo di aver perso.
Così, giunti a Castagneto, invece di proseguire con loro per il diretto ritorno a casa, inverto la marcia e mi fiondo nuovamente nel motodromo, forte della forma motociclsitica ritrovata e delle Rennsport che fanno il loro mestiere. Affronto i primi tornantini con grazia e decisione, aprendo il gas e godendo del ritrovato rombo del motore. Do ancora più gas perché mi sento in forma. Questo è stato il mio primo errore. Arrivo ad un tornantino stretto, stacco, imposto la traiettoria, le gomme tengono come colla, battezzo male la curva a sinistra e la stringo troppo. Questo è stato il mio secondo errore. Inconsapevole della posizione in cui mi trovavo, ma illuso dalla quantità di strada a mia disposizione, apro forte il gas... questo è stato il mio terzo errore...
La ruota posteriore girava proprio sulla riga bianca di mezzeria e parte via come si fosse trovata sul sapone. La moto scivola, intraversandosi perpendicolarmente al senso di marcia, sdraiandosi come nelle migliori tradizioni motociclistiche. In quella frazione di secondo spero che nessuno giunga nel lato opposto, mi domando se riuscirò ad evitare l’impatto con il guard rail, mi chiedo quale parte della moto stia grattando sull’asfalto e chi sia l’imbecille che utilizza vernici segnaletiche così scivolose... il tutto condito da preghiere ed imprecazioni come colonna sonora.
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Con notevole difficoltà, ma prontezza, riesco a chiudere il gas aprendo la mano destra e forzando sul manubrio con il palmo. Il mio primo merito. Con uno sforzo muscolare notevole, contrasto la totale chiusura dello sterzo e faccio leva con l’anca per risollevare il baricentro della moto. La frequentazione della palestra di questi mesi ha fatto il suo dovere. Il mio secondo merito. Il cavallo di metallo che porto sotto il sedere si chiama Hornet: è un progetto vecchio, una moto per principianti, per molti troppo mollona, fatta più per le fighette che per i veri centauri (affermano alcuni). La sua proprietà è il mio terzo e più importante merito.
Il seicentino blu a scacchi gialli risponde bene alla mia disperazione e si rimette dritta in equilibrio, mi evita misericordiosamente la caduta, dondolando un poco per assorbire lo choc, ma riassettandosi immediatamente per permettermi di affrontare il tornante successivo. Chiudo il gas e procedo verso casa in tranquillità, ancora intero e comodamente seduto su un sellino fatto di cacca.
Che c’entra lo Zen? Nella sua completa accezione forse poco, ma se lo si interpreta come coscienza di se stessi e delle proprie possibilità, secondo me molto. Meditare sulle proprie qualità, sui pregi e soprattutto sui difetti, può condurre alla consapevolezza sulle conseguenze delle proprie azioni. Riflettere sulle molteplici possibilità e relative modalità valide a contrastarle (se si parla di possibilità negative) o ad incrementarle (possibilità virtuose), può fornire gli appigli necessari a superare indenni le insidie “sempre presenti” sul proprio cammino. Riducendo tutto alla più banale vita motociclistica, avere consapevolezza della propria forma fisica, del proprio stato mentale, della manutenzione del proprio mezzo e delle insidie ambientali, può condurre l’aspirante pilota a ridimensionare le proprie velleità, togliendo dal piatto della bilancia la propria salute per sostituirla con la semplice benzina consumata.
Forse ho evitato la caduta solo perché ai tre errori commessi ho opposto sulla bilancia tre meriti, più pesanti, che hanno fatto pendere l’ago dalla mia parte, ma avere un margine così ristretto – tre errori contro tre meriti – non sempre può portare alla positività dell’esito.
Meglio tenere sul piatto sempre qualche riserva di peso in più, che faccia pendere l’ago decisamente verso la salute, piuttosto che lasciare la bilancia in precario equilibrio e far decidere le nostre sorti solo al caso.
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- fast3r
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Re: Lo ZEN e l'arte di non cadere dalla motocicletta
Te la sei vista brutta Dottò... per fortuna è andata bene!
Il discorso è sempre lo stesso, purtroppo quando si va in moto è facile lasciarsi prendere la mano, ma la strada nasconde troppe insidie per poter anche solo pensare di controllare tutti i fattori che "ti tengono in piedi" su due ruote!
Buona lavata di tuta...

Per la stessa ragione del viaggio, viaggiare... (Fabrizio De Andrè)
Nel frattempo in Irlanda...

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- Andrea74
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Re: Lo ZEN e l'arte di non cadere dalla motocicletta
Mamma mia che avventura
!
L'importante è che sia andato tutto bene, anche se la strizza deve essere stata proprio tanta!
L'importante è che sia andato tutto bene, anche se la strizza deve essere stata proprio tanta!


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CountZero
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Re: Lo ZEN e l'arte di non cadere dalla motocicletta
Certe cose e' sempre bene ricordarle, chissa', magari pensandoci tanto da pedoni poi non ce ne ricordiamo anche quando siamo in sella
Per fortuna questa volta e' andata bene... tranne che per la celeberrima ed una volta scintillante tuta bianca, ormai segnata da questa avventura
Per fortuna questa volta e' andata bene... tranne che per la celeberrima ed una volta scintillante tuta bianca, ormai segnata da questa avventura

"com'e' andare in moto?"
"e' pericoloso, sempre. E' veloce, se vuoi. Ma come ricompensa ogni volta c'e' la liberta', se ne sei capace" G. Faletti
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7 Nov 2010 - NYC Marathon - http://www.ingnycmarathon.org/
"e' pericoloso, sempre. E' veloce, se vuoi. Ma come ricompensa ogni volta c'e' la liberta', se ne sei capace" G. Faletti
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- claudiabiker
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- Località: Finale Emilia (MO) Moto: Suzuki GSXR 600 K5 PepePhone Limited Edition-Corona Extra White/Silver
Re: Lo ZEN e l'arte di non cadere dalla motocicletta
Azz che avventura ...meno male che sei riuscito ad aggiustare il tiro .... non è mica facile in quei momenti ...credo 

.: Dagliene Racing Team :.
claudia è esclusa dai patacca perchè gli e lo da tutto (cit. speedlover )
Fondatrice del Club dei Temperini
"cosa ridi te che vai in giro con una moto che sembra la Pimpa "[cit. Dr.Manetta]
- k3pp0
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Re: Lo ZEN e l'arte di non cadere dalla motocicletta
Vedi che succede a non uscire noi no fermoni?
Tutto questo non sarebbe successo, ti avrebbero tamponato i moscerini da dietro e adesso non dovresti lavarti le braghe con lacquaragia
Scherzi a parte...ben lieto di aver letto un felice finale...dal titolo ho immaginato ben peggio...

Tutto questo non sarebbe successo, ti avrebbero tamponato i moscerini da dietro e adesso non dovresti lavarti le braghe con lacquaragia
Scherzi a parte...ben lieto di aver letto un felice finale...dal titolo ho immaginato ben peggio...

quando non riesco con le parole, provo con un rutto... [Sto arrivando...]
- pippopik
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Re: Lo ZEN e l'arte di non cadere dalla motocicletta
Fiuu Manetta, pensavo che eri andato per terra... per fortuna "San Bendo" ci ha messo la mano, anzi la manopola!
Purtroppo è vero, tendiamo sempre a sopravvalutare le nostre capacità e a sottovalutare i rischi: per strada sono troppi per non essere considerati.
Cmq per le prossime volte ti consiglio questi:

Almeno risparmi sul lavaggio tuta

Purtroppo è vero, tendiamo sempre a sopravvalutare le nostre capacità e a sottovalutare i rischi: per strada sono troppi per non essere considerati.
Cmq per le prossime volte ti consiglio questi:

Almeno risparmi sul lavaggio tuta

«Il Buddha, il Divino, dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto con lo stesso agio che in cima a una montagna o nei petali di un fiore». (Robert M. Pirsig - Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta)


- Ginopilotino
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Re: Lo ZEN e l'arte di non cadere dalla motocicletta
Grande Davide, pure funambolo mi diventi, non sai più cosa fare per allietare i tuoi compagni del forum... potreste mettere su uno spettacolino tu e robi
peccato per la tua tuta, penso ormai irrimediabilmente "colorata", era proprio uno spettacolo
peccato per la tua tuta, penso ormai irrimediabilmente "colorata", era proprio uno spettacolo



Bigorrah! Cos'è codesto barrito? Voce di aliofante salvatico?
- Dr.Manetta
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Re: Lo ZEN e l'arte di non cadere dalla motocicletta
Tranquillizzo gli estimatori della tuta peruviana: è al sicuro
La meditazione Zen precedente l'uscita mi aveva consigliato di indossare la tuta nera e così ho seguito questo istinto. La toppa posteriore passa inosservata
Ho la soddisfazione di aver pulito fino al bordo sia la gomma posteriore che quella anteriore... da un solo lato, ma le ho pulite 
La meditazione Zen precedente l'uscita mi aveva consigliato di indossare la tuta nera e così ho seguito questo istinto. La toppa posteriore passa inosservata
Ho la soddisfazione di aver pulito fino al bordo sia la gomma posteriore che quella anteriore... da un solo lato, ma le ho pulite 
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Re: Lo ZEN e l'arte di non cadere dalla motocicletta
Dr.Manetta ha scritto: Ho la soddisfazione di aver pulito fino al bordo sia la gomma posteriore che quella anteriore... da un solo lato, ma le ho pulite
beh, per strada son soddisfazioni dagliene Manè!


- fabio
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Re: Lo ZEN e l'arte di non cadere dalla motocicletta
Che puzza, si sentiva anche da qui... 
Bon, a parte gli sccherzi, facciamo sempre perndere la nostra bilancia dall parte delle qualità, bravo mané... e almeno in questa farne tanta e farla grossa ci aiuta
toh

Bon, a parte gli sccherzi, facciamo sempre perndere la nostra bilancia dall parte delle qualità, bravo mané... e almeno in questa farne tanta e farla grossa ci aiuta
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- cabracabra
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Re: Lo ZEN e l'arte di non cadere dalla motocicletta
Una sola parola, BRIVIDI!!
Sei il testimone vivente che a volte è bene tenersi la hornet un pò mollacciona ma che ti perdona, con un altra moto magari era già in terra...
Sei il testimone vivente che a volte è bene tenersi la hornet un pò mollacciona ma che ti perdona, con un altra moto magari era già in terra...
"Il ginocchio in terra un lo metto nemmeno in chiesa... fai un po te..." (cit. by DSGM)
In sella a Selvaggia

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tabauro
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Re: Lo ZEN e l'arte di non cadere dalla motocicletta
Dottò sono felice che stai bene... stavolta hai imparato qualcosa... alla prima uscita stagionale metti sempre la tuta nera! 

- "A Papà, ma si è n'fatto de salute non ve la potete fa passa dalla mutua.."- - "Siii la Mutua.... n'passa n'c@zzo ..pensa la fi#a!" -
n.1
n.1-
Zuzz
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Re: Lo ZEN e l'arte di non cadere dalla motocicletta
Guarda caro, io sono convinto ormai da anni che il "destino è il nostro carattere". Mi spiego meglio: il destino non credo sia già scritto come molti sostengono, ma non credo neanche che l'uomo sia Fortunae suae faber..o non nella piena accezione del termine. Noi nasciamo con un carattere, con una indole ben precisa; a volte non possiamo mutarla ed essa costituisce il nostro modo di pensare e reagire alla vita. Il carattere è il nostro destino! Il tuo carattere nel limitarti e nell'esagerare è il tuo destino..hai gestito..e poi diciamocelo: Hai avuto anche un gran c.ulo!
Un abbraccio!
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Re: Lo ZEN e l'arte di non cadere dalla motocicletta
"...il destino è quel che è, non c'è scampo più per me.." avrebbe detto pessimisticamente l'insuperabile Dr.Franchenstìn, soggiogato dalla pesante eredità affibbiatali dal nonno. Ma a volte il Destino che ti porta a compiere determinate azioni, può essere contrastato e dominato, addirittura utilizzato a proprio favore, facendoti trovare tra le gambe un enorme schwanzstuck (come il suddetto mitico dottore)!!! Quindi non disperiamo ed alla domanda: ci possiamo dominare? Potremo rispondere:
"Si - può - fare!"

"Si - può - fare!"
