Non è una frase sola, è un monologo di Verbal Quint, ma...
Chi è Kaiser Soze?
Si crede che sia turco. Qualcuno dice che suo padre era tedesco. Nessuno crede che sia esistito veramente. Nessuno lo ha visto o ha conosciuto qualcuno che abbia mai lavorato direttamente per lui, ma a sentire Kobayashi, chiunque potrebbe aver lavorato per Soze. Non si può sapere. Questa è la sua forza.
La beffa più grande che il Diavolo abbia mia fatto è stato convincere il mondo che egli non esista.
Una storia che i ragazzi mi raccontarono -storia in cui credo- riguarda i suoi anni in Turchia. C'era una insignificante gang di ungheresi che volevano crearsi il loro traffico. Si convinsero che per essere potenti non sono necessarie armi o soldi o buoni numeri. È solo necessaria la volontà di fare ciò che gli altri non vogliono. Dopo un certo periodo essi divennero potenti, e si misero a cercare Soze. E poco tempo dopo, sotto l'effetto di droga si dice... Andarono da lui nel pomeriggio in cerca dei suoi affari. Trovarono la moglie e i figli in casa e decisero di aspettarlo. Egli arrivò trovando la moglie violentata e i bambini piangenti. Gli ungheresi sapevano cosa Soze stesse pensando. Non sembrava preoccupato. Quindi gli dissero quali erano le loro intenzioni. Gli dissero che volevano il suo territorio, tutti i suoi traffici. Soze guardò in faccia la sua famiglia... Quindi fece vedere a questi uomini cosa fosse veramente la volontà.
D'un tratto, Soze estrasse una pistola e colpì gli uomini coi fucili.Si volse e puntò l?arma verso l'uomo che stava tenendo suo figlio. L'uomo stava per tagliare la gola al bambino, aveva appena inciso quanto basta per far uscire il sangue. Soze sparò. L'ungherese sgomento vide il bambino cadere dalle proprie braccia. Soze puntò quindi la pistola a figlio successivo, e al successivo e al successivo. Uccise i suoi figli uno ad uno di fronte all'ungherese. Gli disse che preferiva vedere la famiglia annientata che vivere un altro giorno ancora dopo questo. Soze raggiunse la moglie, pesta e piangente sul pavimento e le sollevò il capo. Ella gli diede il più stranito sguardo. Comunque di fiducia, carico di paura e umiliazione. Le puntò la pistola tra gli occhi e fece fuoco. Lasciò l'ultimo ungherese libero, e questi fuggì. Aspettò finché sua moglie e i suoi figli furono seppelliti e partì per terminare il lavoro. Uccise i loro figli, uccise le loro mogli, uccise i loro genitori e gli amici dei genitori. Bruciò le case dove vivevano e i luoghi dove lavoravano, uccise la gente che doveva loro dei soldi. E fatto questo se ne andò. Sottoterra. Nessuno lo ha più visto. Divenne un mito, una storia che i criminali raccontano ai loro figli la notte.
Bigorrah! Cos'è codesto barrito? Voce di aliofante salvatico?
Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards. Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa, che vuole l'affitto ogni primo del mese. Credo che ognuno di noi si meriterebbe un padre e una madre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi. Credo che un'Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa. Credo che non sia tutto qui, però prima di credere in qualcos'altro bisogna fare i conti con quello che c'è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche dio. Credo che se mai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecento mila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose. Credo che c'ho un buco grosso dentro, ma anche che, il rock n' roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stron.zate con gli amici ogni tanto questo buco me lo riempiono. Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e da te stesso non ci scappi nemmeno se sei Eddie Merckx. Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri.